Il caffè ai tempi del lockdown

Gli italiani amano il caffè, lo hanno dimostrato anche durante il lockdown. Se caffetterie e bar si sono fermati durante la quarantena, il consumo del caffè a casa
è aumentato. La differenza? i consumatori hanno semplicemente sostituito l’abitudine di sorseggiare il caffè al bar con quella di prepararlo a casa, senza diminuire il proprio consumo.  Vediamo come si è evoluto il mercato del caffè ai tempi del lockdown

 

Casa e caffè

L’emergenza coronavirus ha posto in essere nuovi scenari per la bevanda più amata dagli italiani. Durante il primo lockdown, causa la reclusione tra le mura domestiche, l’aumento della spesa per l’acquisto di caffè era prevedibile. E così è stato: il caffè tostato ha registrato un aumento di spesa maggiore del 10%, ridando linfa a un settore immobile da anni. Per l’esattezza, alla fine di aprile il volume di venduto è stato pari al 12% e, alla fine di maggio 2020, la crescita è stata del 12,5% circa.  61 milioni di confezioni di caffè e spesa superiore a 223 milioni di euro: questo è il bilancio di un solo bimestre: quello del lockdown. 

Cialde, capsule e miscele per moka: il mercato del caffè è da tempo diviso tra queste tre grandi aree. I risultati, in tal senso, sono sorprendenti, non tanto per capsule e cialde, per cui l’aumento di volumi e di mercato registrato è stato certamente superiore alle previsioni, ma in linea con le caratteristiche dei segmenti, dinamici e in forte crescita, quanto per le miscele per la moka. Quest’ultime, infatti, con l’avanzare delle cialde e delle capsule registravano un calo progressivo, continuando comunque a generare metà del giro d’affari totale del caffè nella grande distribuzione organizzata. Con il primo lockdown la tendenza è tornata in positivo.

 

Lockdown e bar

A scendere, invece, è la preferenza degli italiani a prendere il caffè al bar. I mesi successivi al lockdown hanno dimostrato come il Covid 19 abbia danneggiato il settore, rendendolo meno appetibile. Secondo uno studio di AstraRicerche, infatti, nonostante circa il 60% degli italiani abbia sentito la mancanza del rito del caffè al bar, proprio quest’ultimo vede un calo delle preferenze, dal 75% al 65% circa. 

La paura dei luoghi affollati, il timore di essere contagiati dal virus, il cambio repentino di abitudini: sono questi i fattori principali che hanno definito la negatività del trend. A dimostrarlo è il dato per nulla positivo relativo ai mesi post lockdown che esplica un calo medio del fatturato di circa il 10% dei luoghi di consumo di caffè come ristoranti, bar e hotel. Oggi, in un regime di semi-lockdown, la mancanza di liquidità per le aziende è il principale problema, portando a una paralisi degli investimenti.

 

Insomma, da una parte la grande distribuzione organizzata e il mercato di cialde, capsule e miscele, dall’altro gli esercizi commerciali: le due facce del caffè ai tempi del lockdown sono diversissime. Una cosa è certa: il Covid 19 non è riuscito a fermare la storia d’amore tra l’Italia e il caffè.

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