Chi siamo

Sorseggiare una tazzina di Caffè Borbone, non è un semplice momento di relax, ma un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso la tradizione napoletana e ciò che rappresenta per i partenopei questa bevanda.
Il caffè è Napoli e noi siamo la nostra città. Per questo, ogni sorso di Caffè Borbone, si può considerare un “tuffo” nella storia, nelle nostre radici. Una Magica Emozione… sempre: a casa, al bar, in ufficio, soli o in compagnia.

Per comprendere appieno Caffè Borbone e l’origine del suo nome, è necessario, però, andare indietro nel tempo, quando Napoli figurava tra le città più floride, attive e vivaci d’Europa, durante il Regno dei Borbone. Fu proprio allora, in un contesto ricco di cultura e civiltà, che nacque l’iconico culto del caffè, che Napoli seppe “fare proprio”, come ogni cosa che incontra la maestria e l’ingegno del popolo più creativo di sempre. Un popolo, che non si è limitato ad affinarlo dal punto di vista qualitativo, ma che ha trasformato il caffè nel migliore aggregatore sociale, in un rito e in un vessillo simbolo di una città, riconosciuti ormai in tutto il mondo.

 

Non a caso, fu nei primi “kaffehaus” napoletani, antesignani dei moderni bar, divenuti presto veri e propri centri culturali, che si mise a punto una particolare tostatura dei chicchi per esaltare gli aromi e conferire al caffè un gusto più deciso. In poco tempo, la città si riempì di questi locali e ben presto a Napoli il caffè divenne una bevanda cult e gli ingegnosi popolani ne seppero “fare un mestiere”. Infatti, lungo i vicoli partenopei iniziarono a risuonare le grida dei caffettieri ambulanti, che offrivano caffè, latte e zucchero.

Successivamente, il caffè arriverà anche nelle abitazioni, grazie a un’invenzione tutta napoletana: la cuccumella. Poesia pura. Bisognerà aspettare, invece, il 1900, per la comparsa della “macchina per espresso” che, anche se difficile da maneggiare, fu subito “assimilata” dai partenopei, che ne divennero maestri: nacque così l’espresso napoletano. Lo stesso che ha ispirato filosofi, cantanti, poeti e registi. Da Eduardo De Filippo a Pino Daniele fino al “professore” Luciano De Crescenzo per il quale, il caffè è stato un tema ricorrente.

 

Ed è sempre a Napoli, che il caffè si è scoperto solidale perché “sospeso” ovvero, pagato in anticipo allo sconosciuto, che non può permetterselo. Pratica raccontata meglio di chiunque altro proprio da Luciano De Crescenzo: “A Napoli, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare solo un caffè, ne pagava due e lasciava il secondo, quello già pagato, per il prossimo cliente”.

Il caffè, nella città della sirena Partenope è, dunque, un piacere: un rito quotidiano, che puntualmente si rinnova. C’è chi lo preferisce amaro, chi dolce. Può essere sociale o un solitario “incontro con i pensieri”. Ogni sorso schiude sensazioni nuove, adattandosi alle situazioni, alla compagnia, così come ai momenti della giornata. Perché a Napoli il caffè si beve tutto il giorno, dall’alba fino a sera, e non può, anzi, non deve mai mancare.

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