Il caffè espresso è candidato a patrimonio immateriale dell’Unesco: il rito del caffè napoletano continua

È ufficiale la candidatura a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco del caffè espresso italiano da parte del ministero delle politiche agricole, con una definizione che mette d’accordo nord e sud: “Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli”. La candidatura oltre a mettere in evidenza caratteristiche indiscusse come qualità e gusto, pone l’accento sulla ritualità, il fascino che si snoda attorno alla socialità e sulle diversità culturali. Il caffè espresso è dunque un volano identitario capace di accomunare culture diverse e di distinguersi nel mondo, tanto da rappresentare uno dei simboli più squisiti del Made in Italy nel mondo. Al centro, le comunità emblematiche di Venezia e Napoli, due città che hanno avuto un ruolo chiave nella diffusione della bevanda nel mondo.

Da una parte: Venezia, la porta d’oriente, prima città ad accogliere e apprezzare la bevanda, il luogo in cui il caffè divenne presto sinonimo di cultura, capace di catalizzare l’interesse di letterati, intellettuali e politici. Dall’altra Napoli, che ha avuto un ruolo chiave nella diffusione del rito del caffè attraverso l’arte, la musica e la qualità che si distingue per caratteristiche aromatiche e gustative uniche e peculiari. Merito dell’acqua, della miscela o della tostatura dei chicchi, poco importa. A Napoli, il caffè è un vero e proprio culto. Irrinunciabile al mattino o dopo pranzo, ideale per chi vuole concedersi una pausa e “fare due chiacchiere” con un amico, ma anche per iniziare nel modo giusto un incontro di lavoro. Il caffè è sociale oppure un incontro di pensieri solitari, si adatta alle circostanze e ai più disparati stati d’animo…Insomma, il caffè a Napoli è essenziale.

Il caffè a Napoli, una storia unica

Pare, si debba, a Maria Carolina d’Asburgo, moglie di re Ferdinando IV di Borbone, il debutto della bevanda nella nostra città. La sovrana, nel 1771, l’avrebbe fatta servire durante un ballo alla Reggia di Caserta, dando forma così, al primo Caffè del Regno di Napoli. In principio il caffè a Napoli era consumato solo da un’èlite ristretta ma poco a poco, verso gli inizi dell’800, ha iniziato a essere apprezzato da tutti tanto da far nascere anche una figura oramai scomparsa, il caffettiere ambulante.
Poi arriva la cuccumella nel 1819, poesia pura. La caffettiera napoletana introdusse un nuovo modo di fare il caffè in casa, un sistema con doppio filtro per un caffè denso e scuro, alla napoletana, insomma. Il sistema a doppio filtro passerà poi alla moka che sarà inventata e introdotta nel ‘900. 

Napoli e caffè espresso: un legame indissolubile

Tra Napoli e il caffè è stato sempre uno “scambio di amorosi sensi”, gran parte del successo che ha reso celebre il “caffè napoletano” nel mondo, si deve alla maestria napoletana, che ha saputo conferire alla tostatura e alla miscela aromi e sapori unici. Ma c’è di più, i napoletani hanno dato vita ad una vera e propria filosofia, in grado di esaltare ogni momento, ogni situazione. Un rito diventato quotidiano. Il caffè sa interpretare ruoli diversi adattandosi alle situazioni, alla compagnia, ai momenti della giornata e al periodo storico. A Napoli, città del caffè per eccellenza, il caffè è talmente democratico da diventare addirittura “sospeso” ovvero, pagato in anticipo allo sconosciuto che non può permetterselo. Pratica raccontata, meglio di chiunque altro da Luciano De Crescenzo: “A Napoli, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare solo un caffè ne pagava due e lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente”. Fonte d’ispirazione e materia viva , il caffè a Napoli è protagonista del cinema del teatro e della musica. Indimenticabile, il monologo del caffè di Eduardo de Filippo in “Questi Fantasmi” oppure la prima hit di Pino Daniele “Na’ tazzulella e’ cafè”. Anche il principe della risata dedica al caffè una scena cult nel film “La Banda degli onesti”, così come Troisi nel capolavoro “senza tempo” scusate il ritardo. Insomma, il caffè è una cosa seria, non a caso la frase:  “Ti preparo un caffè”, A Napoli non richiede punto di domanda perché si sa già di fare cosa gradita.

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