Caffè e cinema: due arti che si incontrano

Il caffè non è solo bevanda: è espressione d’arte che contamina e racconta, è simbolo di un popolo, è oggetto che rappresenta. Non è, quindi, un caso che il caffè sia presente in tantissime opere di rilevanza artistica dagli scatti fotografici, dalla musica al cinema.
Racchiudere in un’unica lettura tutte le volte in cui il caffè appare, è citato o svolge un ruolo rilevante ai fini della narrazione, in un’opera sarebbe impossibile. Per questo motivo oggi si parla di caffè e cinema, mostrando come la nostra bevanda preferita sia stata spesso la protagonista delle pellicole del grande schermo.

Caffè e cinema a Napoli 

per parlare dell’espresso nel cinema bisogna partire proprio dalla Terra che ha fatto del caffè una delle sue “raisons d’être”. Che la sua presenza all’interno delle pellicole sia l’espressione di una cultura popolare già formata o se quelle stesse rappresentazioni abbiano rafforzato l’immagine del caffè espresso napoletano nell’immaginario collettivo poco importa, si può dire che entrambe le ipotesi siano esatte. Fatto sta che tutti i più grandi artisti di Napoli sono stati immortalati, almeno una volta, con una tazzina di caffè tra le mani. Ricordiamo il famoso monologo di Eduardo de Filippo in “Questi Fantasmi!”, del lontano 1946, il quale si concede ad una vera e propria ode al caffè e alla sua preparazione. Eduardo, nel monologo, si fa carico della voce di un intero popolo, attraverso una frase semplice e verissima: “posso rinunciare a tutto tranne a questa tazzina di caffè presa sul terrazzino con nu poco de sole”. Quanti sarebbero in disaccordo? Forse nessuno. 

Dopo Eduardo de Filippo non si può non omaggiare un altro Re di Napoli: Totò. Ne “La banda degli onesti”, del 1956, il caffè diventa l’espediente per spiegare i meccanismi del capitalismo: Totò riempie la “tazzina capitalista” di zucchero e lascia le altre completamente amare. Una dimostrazione comica e satirica che è entrata nella storia.

Gli esempi che certificano il forte legame tra il caffè e la tradizione napoletana sarebbero ancora tantissimi. Ma, visto che non c’è due senza tre, non ci resta che citare un’altra grande colonna della città partenopea: Massimo Troisi. Il rapporto tra l’attore, regista, sceneggiatore e cabarettista napoletano e l’espresso viene alla luce in diversi passaggi delle sue pellicole. Vogliamo ricordare, però, quella del 1983, “Scusate il ritardo”, dove Vincenzo (Troisi) e Tonino (Lello Arena) discutono delle loro difficoltà a relazionarsi con le donne, il tutto davanti una tazza di caffè. Qui è chiara una delle funzioni dell’espresso: esso accompagna le discussioni, crea socialità e dialogo. 

Se nella terra di Partenope sono tantissimi gli esempi del legame tra il caffè e l’arte, anche nell’intera penisola non si fatica a trovare questo legame. Possiamo infatti citare il caffè del condannato Fefè (Marcello Mastroianni), in “Divorzio all’Italiana” o, ancora, “Caffè Express” di Nanni Loy, che dedica un intero film a un invalido napoletano interpretato da Nino Manfredi che cerca di sbarcare il lunario vendendo caffè sui treni Intercity.

Se volessimo comprendere i lungometraggi esteri e le serie tv più che un articolo si potrebbe senza dubbio scrivere un libro. Una, però, merita comunque una menzione. Stiamo parlando di “Coffee and Cigarettes”, un film indipendente del 2003, scritto e diretto da Jim Jarmusch, composto da undici cortometraggi, girati in periodi diversi, aventi come tema comune il momento tipico del caffè e della sigaretta.  Uno dei protagonisti dei cortometraggi è un volto noto del cinema italiano: Roberto Benigni.

Insomma, la tazzina di caffè riesce ad essere sempre protagonista, sia in cucina o ai tavolini di un bar, sia sul grande schermo. Conosci la ricetta del caffè perfetto? Segui i consigli della mitica Loren!

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